AdB 52 – Le volpi al comando e la rinnovata sfida al Milano

•  di Andrea Scolfaro

 

Contea di Norfolk, Inghilterra orientale.

È una mattina di bruma intensa.

Gli stallieri sono in pieno fermento ed uno stuolo di aristocratici è già calato nei classici abiti di una delle tradizioni equestri più note nella “perfida Albione”. 

Quando i cavalli vengono equipaggiati coi loro finimenti, la muta di foxhounds è già in posizione di battistrada e sta latrando all’impazzata.

Il Master è in sella al suo destriero e sta stringendo nella mano destra il corno con il quale annuncerà l’inseguimento libero. Ma ora è il momento del compattamento. E di dare vita alla battuta. Di caccia alla volpe.

Fu proprio da questa piccola contea, affacciata sul Mare del Nord, che nel lontano 1534 prese vita questa specifica attività venatoria. Che, per quasi cinque secoli, venne praticata nel Regno Unito, senza vincoli particolari. Originariamente, per proteggere i raccolti ed il bestiame. In seguito, trasformatasi in sport d’élite. Nel 2005, un appropriato decreto legge – recepito in Inghilterra, Galles e Scozia – pose fine alla barbarie. In Irlanda, invece, non ne vollero sapere. 

Oggi però, la pratica abominevole è sull’orlo della naturale estinzione.

Per buona pace degli animalisti.

Presente in quasi tutti i continenti, ad eccezione di Antartide ed America del Sud, dalla notte dei tempi la volpe viene associata simbolicamente alle attività dell’uomo. 

Nelle varie culture, favole e credenze popolari hanno superato ogni ideale confine.

Dal Giappone alle tradizioni celtiche.

Ed anche nelle attività ricreative, in particolare nello sport, sono molteplici le riproduzioni di questo arguto animale, simbolo universale di astuzia ed intelligenza.

Non parliamo nell’hockey su ghiaccio, che non può certo esimersi in materia.

In Europa, i Mettallurg Magnitogorsk, vera e propria potenza in KHL, storicamente hanno Lisy come emblema ufficiale, una volpe marrone e rossa alquanto agguerrita.

Nella Metal Ligaen, in Danimarca, una volpe blu è lo stemma identificativo di una delle squadre più titolate del panorama danese: gli Herning Blue Fox.

In Del2, il club sassone di Weisswasser, i cosiddetti Lausitzer Füchse, hanno nel loro logo il simpatico muso di una volpe rossa. Lo stesso discorso vale anche per la franchigia di Duisburg, militante in Oberliga.

Un passo più ad occidente, nella Royal Belgian Ice Hockey Federation, troviamo i Luxembourg Foxes, oramai da tempo annessi alla Division 1, la seconda Lega belga.

In Nord America, regno incontrastato dell’hockey, in NHL non esistono realtà che abbiano la volpe come simbolo ufficiale. Altro discorso nelle leghe minori.

Un esempio fra tutti sono i Regina Silver Foxes, club del Saskatchewan dedito all’attività giovanile. È una squadra che milita in Junior A e deve il suo nome in ossequio al leggendario allenatore canadese Al Ritchie, soprannominato “The Silver Fox”.

Caso eclatante, quello che arriva dal Giappone. Dove i Tokyo Fox sono una semplice squadra dilettantistica che si esibisce al Meiji Jingu Gaien, una delle piste ghiacciate più folkloristiche del Paese. Meglio nota tra gli appassionati perché vi si svolge una delle più famose “Beer League” (per bacino d’utenza e seguito digitale) dell’intero panorama mondiale.

Naturalmente, in Italia, la squadra più importante e titolata del momento, ovvero gli amati Foxes Bolzano, devono il loro celeberrimo binomio ad un abbinamento commerciale di successo.

 Quello con il marchio Forst. 

Correva l’anno 1998: il “Volga Express”, composto da Sergej Leontievich Vostrikov, Igor Valentinovich Maslennikov e Martin Pavlu, era quasi ai titoli di coda.

Sul pancone, Dieter Knoll aveva posto lo svedese Kent Johansson, famoso in Patria non certo per quell’unica stagione spesa a Bolzano. Ma per essere stato il coach dell’HV71 quando il club di Jönköping vinse il titolo nel 2008, grazie al carisma del suo capitano, Johan Davidsson, ed al delirio di onnipotenza vissuto dal compianto goalie Stefan Liv

(scomparso il 7 settembre 2011, nel tragico incidente aereo che si portò via il Lokomotiv Jaroslavl).

A Bolzano, la stagione ‘98-‘99 non venne certo ricordata per i risultati lusinghieri, visto che proprio in quell’anno il Merano di Miroslav Frycer venne a vincere il suo secondo titolo proprio al Palaonda. Ma per la creazione di quell’accattivante binomio. 

Tra volpi ed Hockey Club Bolzano.

Atto dovuto, in onore della dinastia di imprenditori che da cinque generazioni guida la Forst. E sponsorizza stabilmente il team biancorosso, dopo un primo supporto economico che durò dal 1967 al 1969.

In particolare, il Dottor Knoll volle porgere la sua riconoscenza a Margherita Fuchs von Mannstein, storica presidentessa del brand di Foresta.

Fuchs, Volpi, Foxes…

Una ricorrente operazione di marketing, alquanto lungimirante.

Assimiliamo ora, molto più da vicino, l’atmosfera che si respira attorno all’Armata Biancorossa.

E parliamo degli eventi che si stanno susseguendo nella ICE Hockey League.

Dopo le prime otto giornate, l’Hockey Club Bolzano è l’unico team che non ha mai perso entro i 60’ di gioco. Questa è una prima e sintomatica chiave di lettura, nel voler porre il nostro focus sul primo posto attualmente occupato in classifica dagli uomini di Antti Kahrula.

Il coach finlandese dimostra di avere in pugno la squadra. E di saperla gestire.

Un aspetto di per sé confortante.

Sono i risultati a dimostrarlo. Non certo le chiacchiere da bar.

Su 7 partite, 5 successi da 3 punti, uno da 2 punti ed una sconfitta da 1 punto.

Complessivamente, il Bolzano ne ha 18 in classifica, 3 in più del terzetto composto da Klagenfurt, Linz e Milano, che segue alle sue spalle. Ma con un incontro in più.

Il sistema di gioco implementato quest’estate da coach Kahrula è un caleidoscopio in cui sono molti i colori a risaltare. Anche grazie all’armonia con la quale la squadra si muove sul ghiaccio.

La costruzione dal basso, i tagli in zona neutra, il blocco difensivo che accompagna il disco e si prende la responsabilità di proporre alternative offensive.

Sembra evidente che ci sia ancora qualcosa da limare in costruzione, con quella tendenza a creare l’assist perfetto. Piuttosto di provare la conclusione a rete.

Ma sembra un’inezia, nel quadro generale.

I singoli danno proprio l’impressione di remare uniti, nel rispetto del dogma tattico e della filosofia chiesti da Kahrula (foto HCB/Manfred Mair). Lo si evince anche dai visi distesi dei giocatori. Dalle loro interazioni. Ed ogni reparto risulta essere profondamente funzionale agli altri.

Siamo appena ad inizio ottobre.

Davanti alle 14 partecipanti di questi simbolici Hunger Games, come nel film ci sono solo il buio e le incertezze delle prossime 44 giornate di stagione regolare. E due sole priorità.

La fame di punti e la costante ricerca della sopravvivenza nell’arena ghiacciata.

I biancorossi si godono il primato. E le loro certezze.

Grazie ad astuzia ed intelligenza, come le volpi della simbologia che abbiamo tirato in ballo.

L’Armata Biancorossa si gode due portieri di livello.

Le prestazioni di Louis Domingue (foto HCB/Manfred Mair) sono all’altezza della fama che lo accompagna.

L’impostazione “Full Right” (blocker e bastone a sinistra, catcher a destra), lo rende imprevedibile. Come i lanciatori mancini nel baseball, fortemente indigesti ai battitori.

Gira voce nel parterre del Palaonda che abbia due precisi obiettivi da raggiungere a Bolzano. 

Segnare un gol ed esibirsi in una “goalie fight” (rissa col portiere avversario), alla Patrick Roy.

Anche Marco Costantini (foto HCB/Manfred Mair), il rilievo che studia da titolare, vede crescere la sua popolarità all’interno dell’ambiente biancorosso. 

Aron Kecskemeti, il nuovo goalie coach HCB in sostituzione di Daniel Goller (stando all’organigramma aggiornato dal club) lo ha preso in carico con la ferma intenzione di plasmare ed irrobustire l’equipaggiamento tecnico di cui dispone il 24enne di Hamilton, Ontario.

Costantini è reduce da un’ottima prestazione durante il difficile match contro gli ungheresi del Ferencvaros Torna Club, squadra che ha dominato per lunghi tratti la zona neutra e messo in ansia più volte il pacchetto arretrato dei Foxes.

Ma il giovane Marco non si è disunito. Assistito da un pizzico di fortuna, componente fondamentale nel computo globale della valutazione, durante l’overtime il back-up biancorosso ha sfoderato una doppia parata decisiva su David Silye, aprendo il compasso sul palo destro con un tempo di reazione davvero importante.

Poi, sui rigori affidati a Carter Savoie, lo stesso Silye e Jussi Tammela, Costantini ha vinto i tre duelli con la giusta freddezza, regalando due punti d’oro al Bolzano.

In questo primo scorcio di stagione i tre blocchi difensivi hanno messo in evidenza pregi e difetti. Sugli ultimi, Karhula sta provvedendo nel quotidiano, durante le sedute d’allenamento.

Zac Leslie e Jackson Van de Leest si stanno amalgamando bene. Il primo è anche andato in gol contro gli ungheresi mentre il secondo sta migliorando, di partita in partita, in dinamicità e reattività.

Fin qui Carmine Buono e Blake Hillman non hanno quasi mai sporcato le singole prestazioni con scelte discutibili od errori da matita rossa. A Bolzano, lo scorso anno, si è visto decisamente di peggio. Questa coppia difende con ordine e sa proporsi nei ritmi e negli spazi richiesti. Potremmo azzardare che da loro manchi ancora l’exploit personale, ma finora non hanno certo demeritato.

Teemu Kivihalme (foto HCB/Manfred Mair) ed Enrico Larcher hanno trovato una loro armonia. In copertura ci mettono la giusta fisicità. Nelle transizioni invece, Teemu fa salire la squadra con le sue sortite ed Enrico gli copre le spalle in zona neutra, con accortezza. Dietro di loro, il giovanissimo Noah Frick guarda, impara ed aspetta il suo momento.

La prima linea d’attacco sale ogni volta sul palcoscenico del Palaonda con l’intenzione di strappare la maggior dose di approvazioni dal pubblico di casa.

È accaduto recentemente sia con il Klagenfurt che con il Ferencvaros Torna Club.

Cole Schneider delizia con giocate di puro talento, sfornando assist che chiedono soltanto di essere collocati in rete. Lavoro agevolato dal fatto che al suo fianco ruotano due indiscutibili campioni. Il rigore decisivo contro Budapest, infilato con un rovescino che ha letteralmente ipnotizzato Bence Balizs, è un qualcosa che si avvicina realmente all’opera d’arte.

Mentre Turner Elson garantisce impegno ed ha già raccolto 3 gol e 5 assist, vedendo approssimarsi la forma ideale, Brad McClure continua a stupire dall’alto di un rendimento che l’interessato costruisce con dedizione e meticolosità in ogni singola seduta di allenamento.

Brad ha raggiunto Daniel Catenacci in vetta alla speciale classifica indetta nel 2003/‘04 dalla ICE e riservata alle reti consecutive da inizio stagione (6 nei primi 6 match di ICE Hockey League).

Le statistiche sono illuminanti anche quando il focus si sposta sulla seconda linea. Dove un eterno Dustin Gazley sta mandando regolarmente a punti sia Matt Bradley che Isaac Ratcliffe (foto HCB/Manfred Mair).

Mentre il Bolzano attende il miglior Bradley, apparso un po’ in ombra negli ultimi match, il gigantesco centro biancorosso sta crescendo progressivamente.

L’auspicio è che questo blocco possa ulteriormente migliorare nelle prossime uscite.

Quattro gol e tre assist è invece il bottino raccolto dalla terza linea (Daniel Gellon, Daniel Mantenuto, Chris DiGiacinto) nei primi 7 match della stagione. 

Dipende da come lo si voglia vedere.

A nostro avviso è un blocco che non lesina. Che getta sul ghiaccio tutto quello che ha a disposizione. Forza, intensità, dinamicità, cattiveria agonistica.

Misuriamo questi valori, senza tralasciare l’indicazione setacciata dalle statistiche. Ovvero che in termini di punti ci si potrebbe attendere qualcosa di più. 

Ma se i due Daniel e Chris Balboa usciranno sempre dal ghiaccio con la coscienza pulita e la maglia intrisa di sudore, sarà molto più complicato sollevargli qualche appunto.

Veniamo al quarto blocco, quello che fa rima con effervescenza.

Nicolò Remolato, Bryce Misley e capitan Luca Frigo.

È questa la sorpresa più lieta di questo inizio di stagione.

Un terzetto amalgamato, brioso, esuberante.

Che sa viaggiare splendidamente di conserva.

Una sinergia costruita sulla motivazione più pura.

Il capitano si è calato nel ruolo con un’abnegazione davvero encomiabile. Si è presentato in ritiro con la giusta mentalità e, prima ancora che venisse ufficializzata la linea di successione con Daniel Frank, ha sfoderato tutta la leadership raccolta nel decennio d’appartenenza. Quella che serviva e servirà alla squadra. Nello switch più importante dello spogliatoio.

Bryce Misley abbiamo oramai imparato a conoscerlo.

Zero eccessi, tanta sostanza. Non ha ancora bucato il portiere avversario ma si è calato perfettamente nel ruolo del comprimario. Fondamentale come pochi.

Frigo e Misley sono anche i tutori legali di “Remo”, al secolo: Nicolò Remolato (foto HCB/Manfred Mair).

Quelli che gli coprono le spalle, lo consigliano, lo tengono a freno quando spende inutilmente le proprie energie. E, quando serve, lo tirano fuori dai guai.

Perché di Nicolò non si potrà mai dire che passi inosservato.

I compagni e la curva lo adorano e lui ricambia in modo concreto.

Anche il popolo fidelizzato alla ICE si è accorto di lui, dei suoi exploit, delle sue giocate mai banali.

Eleggendolo “Young Star” del mese di settembre. Inutile tradurlo.

L’abbreviazione evangelica “Nemo propheta in patria sua” non fa proprio al caso suo.

Nella breve parentesi dedicata al 5º turno di Champions Hockey League di questa settimana, le tre reginette austriache sono state tutte battute in casa. 

Klagenfurt (3-5 contro KooKoo) e Red Bull Salzburg (3-4 contro Adler Mannheim) sono sprofondate ulteriormente verso il fondo della classifica dove il Graz (1-3 contro SaiPa) resta addirittura fermo a quota zero.

Parlando di questo terzetto è inevitabile fare ricorso alle attenuanti.

Klagenfurt ha la coperta cortissima avendo perso ben nove giocatori nel primo spicchio di stagione: a Sebastian Dahm (stagione finita), Fabian Hochegger e Jacob Hudson si sono aggiunti Jean Muršak, Simeon Schwinger, Matt Fraser (infortunatosi al Palaonda), Clemens Unterweger ed ora anche Raphael Herburger e Travis St.Denis.

I Red Bull di Salisburgo si stanno interrogando sul proprio futuro.

L’ambiente è stato preso a schiaffi dalla realtà dei fatti. Dopo quattro titoli consecutivi, lo scorso anno sono stati defenestrati dai 99ers. Il gruppo attuale è giunto a fine ciclo e l’ambiente ora ne è pienamente consapevole. Specie dopo il mercato estivo, certamente non ai livelli dei precedenti.

I campioni in carica della ICE stanno invece arginando come possono la lunga serie di contrarietà che negli ultimi mesi ha condizionato il rendimento della squadra e la stabilità del club.

È di estrema attualità l’ingaggio a gettone del goalie finlandese Henri Kiviaho, 32 anni, reduce da due stagioni nello Slovan Bratislava. Il nuovo portiere sostituirà fino all’inizio di novembre il lungodegente Maxime Lagacé. Ha esordito martedì in CHL dopo lo shutout contro Innsbruck.

I Foxes hanno invece affilato gli artigli al Palaonda, grazie ai quattro giorni di break concessi dal calendario. Coach Kahrula li ha sfruttati per temprare il gruppo e lavorare su meccanismi che necessitano di una revisione. 

Questa sera, il prossimo crash-test-dummie in ICE sarà il VSV Villach.

Alla Stadthalle, con inizio alle ore 19.15, l’Hockey Club Bolzano dovrà arginare l’assalto di una squadra fortemente desiderosa di lasciarsi alle spalle uno scialbo periodo (7 sconfitte nelle ultime 10 uscite) e reduce dall’ultima battuta d’arresto in casa contro i Caps di Vienna (3-4 all’overtime).

A fare notizia in questo periodo, ed a scuotere nel profondo i rispettivi ambienti, è la vigilia del derby tra Milano e Bolzano, previsto alle 17 di domenica 11 ottobre (trasmessa in chiaro su DAZN).

Dopo l’ingaggio di Diego Kostner dall’Ambri Piotta, ufficializzato cinque giorni fa, ieri l’H.C. Milano ha chiuso l’accordo per l’attaccante svedese 34enne David Lundqvist, ex Chaux de Fonds.

Le operazioni di mercato sono conseguenti agli infortuni che hanno costretto ai box sia Wade Allison che Giordano Finoro.

Alla nuovissima Ice Hockey Arena a Rho Fiera, Milano e Bolzano si ritroveranno nuovamente di fronte, dopo 14 anni. 

Era il lontano 22 dicembre 2012, quando al Palaonda i biancorossi si imposero per 6-3.

Nella stagione successiva l’Hockey Club Bolzano sbarcò in EBEL. 

E, da esordiente, trionfò al primo tentativo.

Per le rispettive tifoserie, gemellate da molto tempo, domenica prossima ci sarà spazio per rinnovare i buoni rapporti tra loro. Sul ghiaccio, invece, la partita sarà inevitabilmente sentita.

L’Armata Biancorossa é in testa alla ICE Hockey League da una settimana appena.

La simbolica caccia alle volpi è appena cominciata. 

Start a Conversation

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *