Eroi Biancorossi #2 I Bruno Morlacchi

L’uomo tra due epoche: dalla pista naturale alla nascita di Hockeytown

Ci sono giocatori che vengono ricordati per i gol. Altri per i trofei. E poi ci sono uomini che, più semplicemente, attraversano la storia.

Bruno Morlacchi è uno di questi. La sua storia con l’Hockey Club Bolzano comincia quando il club è ancora giovanissimo e l’hockey è uno sport completamente diverso da quello che conosciamo oggi. E finirà per accompagnare il Bolzano in uno dei passaggi più importanti della sua storia: quello dalla vecchia pista naturale al ghiaccio artificiale di via Roma. Un vero viaggio attraverso due epoche dell’hockey bolzanino.

Bruno Morlacchi nasce il 26 novembre 1924. Quando entra nell’Hockey Club Bolzano, nella stagione 1941/42, ha appena 17 anni. È un momento tutt’altro che normale. L’Europa è nel pieno della Seconda Guerra Mondiale e anche Bolzano vive anni difficili. Eppure l’hockey continua, per quanto possibile, a sopravvivere. Un ragazzo di 17 anni si ritrova così a vestire la maglia del Bolzano in un’epoca nella quale giocare a hockey significava davvero essere un pioniere.

Niente ghiaccio artificiale. Niente palazzetto. Niente strutture moderne. Il ghiaccio dipendeva dal freddo e dalle condizioni atmosferiche. E il resto… era affidato alla passione.

Un difensore, ma soprattutto un uomo di squadra. Morlacchi era un difensore. Un ruolo che, nell’hockey di allora, richiedeva ancora più sacrificio rispetto a oggi. Non c’erano sistemi tattici sofisticati come quelli moderni e l’attrezzatura era lontanissima dagli standard attuali. Il ghiaccio era spesso irregolare. I pattini erano pesanti. Le protezioni molto più rudimentali. E il disco non faceva sconti a nessuno. Morlacchi però rimase lì. Stagione dopo stagione.

Per 12 anni, fino alla stagione 1954/55. La “C” sul petto Negli ultimi due anni della sua esperienza con l’HCB arrivò anche la fascia di capitano. La famosa “C”. Un simbolo che oggi associamo immediatamente ai grandi leader dei Foxes. E Bruno Morlacchi fu il primo nome della lunga lista dei capitani celebrati ufficialmente dall’HCB nel 2023. Una lista che attraversa quasi un secolo di storia e comprende nomi come Ludescher, Frigo, Bacher, Vattai, Benvenuti, Pasqualotto, Pavlu, Egger e tanti altri. Ma c’è un particolare che rende Morlacchi ancora più importante. Non fu semplicemente un capitano. Fu un uomo di passaggio.

Per capire davvero la sua importanza bisogna immaginare Bolzano prima del 1953. Le squadre erano costrette a spostarsi alla ricerca delle piste più fredde. Prima Campiglio. Poi via Vintola. Poi via Marconi. Infine i Piani, in quella zona chiamata significativamente “Siberia”.

La Provincia di Bolzano racconta come la disponibilità delle piste fosse limitata a pochi mesi all’anno e come il ghiaccio dovesse essere continuamente pulito e lisciato. In alcune zone si arrivava a giocare con temperature proibitive. L’archivio HockeyArchives racconta addirittura di spettatori che si recavano ai Piani con temperature medie attorno ai -20 °C.

E loro? Erano comunque lì. A guardare l’hockey. Poi arrivò il 1953. Il 7 novembre 1953 cambiò tutto. A Bolzano venne inaugurato il nuovo Palazzo del Ghiaccio di via Roma, ricavato nel padiglione numero 1 della Fiera. Per il club fu una rivoluzione. Per la prima volta l’HC Bolzano poteva contare su una pista artificiale coperta. Non era semplicemente un nuovo impianto. Era la possibilità di allenarsi con continuità, programmare la stagione e far crescere seriamente il movimento.

L’HCB considera proprio il 1953 l’inizio della propria era “professionale” su pista artificiale. E Bruno Morlacchi fu uno degli uomini che accompagnarono il club in questo passaggio. La prima grande casa dell’Hockeytown Il vecchio palaghiaccio di via Roma sarebbe rimasto la casa del Bolzano per 40 anni.

Quattro decenni. Generazioni di tifosi. Generazioni di giocatori. E soprattutto i primi grandi successi.

La prima partita ufficiale nel nuovo impianto fu Bolzano-Milano Inter, disputata nel novembre 1953 e terminata con una spettacolare vittoria biancorossa per 8-5. Era iniziata una nuova era. E Morlacchi era ancora lì.

La sua carriera non fu soltanto fatta di sacrifici. Arrivarono anche le soddisfazioni. Morlacchi fu infatti protagonista della conquista dei primi titoli internazionali dell’HCB: la Coppa Ente Turismo e la Coupe de la Haye. Sono trofei che oggi possono sembrare lontani. Ma all’epoca rappresentavano qualcosa di enorme. Il Bolzano cominciava a farsi conoscere anche fuori dai confini italiani. E la città iniziava lentamente a trasformarsi in quella che un giorno sarebbe stata chiamata Hockeytown.

E quando smise di giocare? La storia di Morlacchi non finì con il suo addio al Bolzano. Anzi. Dopo la carriera biancorossa contribuì alla nascita dell’HC Scoiattoli, sezione hockey dell’AS Virtus Don Bosco. Anche lì arrivarono risultati importanti: la squadra conquistò un campionato cadetto e partecipò alla Serie A nella stagione 1957/58. Ancora una volta, Morlacchi era coinvolto nella crescita dell’hockey bolzanino. Prima giocatore. Poi capitano. Poi ancora protagonista fuori dal ghiaccio.

Ed è forse questo il modo migliore per ricordare Bruno Morlacchi. Non semplicemente come un grande difensore. Non soltanto come il primo capitano dell’era del ghiaccio artificiale. Ma come uno degli uomini che collegarono due Bolzano. Quello dei pionieri, delle piste naturali e delle partite giocate nel gelo. E quello che stava per diventare la città dell’hockey. Quella del palaghiaccio di via Roma. Quella dei grandi campioni. Quella degli Scudetti.

Quella che, molti anni dopo, avrebbe avuto il Palaonda e poi la Sparkasse Arena. Quando Morlacchi iniziò a giocare aveva 17 anni. Quando lasciò il ghiaccio aveva alle spalle dodici stagioni di hockey biancorosso e una parte fondamentale della trasformazione del club. Bruno Morlacchi è scomparso l’8 luglio 2022, all’età di 97 anni. Nel 2023 l’HCB lo ha celebrato insieme agli altri grandi capitani della propria storia, rappresentato dalla famiglia durante la Captains’ Night.

🔴 LO SAPEVI CHE…?

  • Bruno Morlacchi aveva appena 17 anni quando entrò nell’HC Bolzano. Eppure sarebbe rimasto nella società per 12 stagioni, diventandone capitano negli ultimi due anni. Ma c’è un’altra cosa che rende particolare la sua storia: ha giocato nell’epoca del ghiaccio naturale e ha accompagnato il Bolzano nell’ingresso nella nuova casa di via Roma. In altre parole, Bruno Morlacchi non ha semplicemente giocato la storia dell’HCB. L’ha attraversata.