C’è un filo che unisce Canada e Italia e che, da questa estate, passa direttamente dalla panchina della Nazionale italiana femminile di hockey su ghiaccio. Il suo nome è Stacey Colarossi, canadese, allenatrice di grande esperienza nel mondo dell’hockey femminile e, particolare tutt’altro che secondario per il popolo azzurro, con origini italiane da parte del padre.
La Federazione Italiana Sport del Ghiaccio ha scelto Colarossi per guidare il nuovo corso della Nazionale femminile. Una scelta che porta in Italia una coach abituata a lavorare soprattutto sulla crescita delle giocatrici e sulla costruzione di squadre capaci di migliorare giorno dopo giorno.
Un’esperienza costruita in oltre vent’anni
Stacey Colarossi arriva da un ambiente nel quale l’hockey femminile ha una tradizione enorme. La sua carriera nel coaching si sviluppa principalmente nel circuito universitario canadese. Dopo aver lavorato per diversi anni come assistant coach alla York University, nel 2012 assume la guida delle Laurentian Voyageurs, ruolo che mantiene fino al 2021. Nel 2022 arriva una nuova importante sfida: diventa head coach della squadra femminile della Carleton University, i Ravens, incarico che ricopre tuttora. Ma è soprattutto il curriculum internazionale a raccontare il livello della nuova allenatrice azzurra.
Colarossi ha lavorato con Team Canada in diverse occasioni, anche ai FISU Games. Nel 2019 è stata head coach della selezione canadese che conquistò la medaglia d’argento alla Winter Universiade di Krasnoyarsk. In precedenza aveva fatto parte dello staff canadese anche alla manifestazione del 2011. E nel 2022 è arrivata probabilmente la sua esperienza più prestigiosa: Colarossi è stata associate head coach della Nazionale cinese femminile alle Olimpiadi di Pechino. Un curriculum che parla dunque di hockey universitario, sviluppo delle giocatrici, Nazionali e grandi manifestazioni internazionali.
Anche una giocatrice, prima di diventare allenatrice
La storia di Colarossi non nasce però sulla panchina. Da giovane ha praticato diversi sport, prima di dedicarsi completamente all’hockey. Una serie di infortuni ha però interrotto la sua carriera da giocatrice e proprio da quel momento è iniziata la trasformazione che l’ha portata verso il coaching. Il passaggio non è stato quindi una scelta casuale, ma la nascita di una seconda carriera all’interno dello stesso sport. Dopo aver iniziato a occuparsi di sviluppo tecnico a livello giovanile, Colarossi è entrata nello staff della York University. Da lì è cominciato un percorso lungo più di vent’anni, che l’ha portata fino alla panchina olimpica e ora alla Nazionale italiana.
Una canadese con un legame speciale con l’Italia
La sua scelta di accettare l’incarico azzurro ha però anche una componente personale. Parlando del nuovo incarico, Colarossi ha spiegato di essere orgogliosa di poter tornare nel Paese dal quale proviene suo padre. «C’è anche l’orgoglio di tornare nel paese di cui è originario mio padre», ha raccontato la nuova coach azzurra. Un dettaglio che rende questa nuova avventura ancora più particolare. Per una allenatrice canadese abituata a vivere e lavorare in uno dei Paesi più importanti al mondo per l’hockey femminile, l’Italia rappresenta una sfida completamente diversa. E proprio questa sfida sembra essere uno degli aspetti che maggiormente l’hanno convinta.
“Mi piace costruire”
È forse questa la parola che descrive meglio la filosofia di Colarossi: costruire. La nuova coach azzurra non sembra voler arrivare in Italia con l’idea di rivoluzionare tutto dall’oggi al domani. Il suo approccio è molto più graduale. «Mi piace sviluppare e costruire una squadra pezzo per pezzo», ha spiegato. E ancora: non esiste una soluzione universale capace di cambiare una squadra in un attimo, ma serve lavorare quotidianamente, con metodo. Un concetto particolarmente interessante per una Nazionale che arriva da una stagione storica, culminata con la partecipazione alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, ma che ora deve trasformare quel risultato in una base per il futuro. Colarossi vuole innanzitutto conoscere le sue giocatrici. Capire chi ha davanti, capire cosa possono dare e soprattutto aiutarle a sviluppare un modo ancora più consapevole di interpretare l’hockey.
Giovani e veterane: il mix sul quale costruire
Uno degli aspetti che ha colpito Colarossi fin dai primi giorni di lavoro è la presenza di numerose giocatrici giovani. Ed è proprio qui che l’esperienza della nuova allenatrice potrebbe diventare particolarmente preziosa. L’obiettivo non sarà soltanto ottenere risultati immediati, ma accompagnare le nuove generazioni verso il livello internazionale. Le veterane avranno invece il compito di fare da riferimento alle più giovani. Colarossi ha citato esplicitamente Nadia Mattivi, indicandola come una giocatrice capace di parlare soprattutto attraverso l’esempio. È un messaggio importante: il futuro della Nazionale non dovrà essere costruito cancellando ciò che è stato fatto finora, ma facendo crescere ciò che già esiste.
Un hockey semplice, intenso e collettivo
Anche la sua idea di hockey è piuttosto chiara. Colarossi vuole una squadra molto orientata al gioco collettivo, con grande movimento sia quando il disco è in possesso delle Azzurre sia quando è nelle mani delle avversarie. Pattinaggio, pressione, raddoppi e capacità di offrire continuamente linee di passaggio saranno alcuni degli elementi fondamentali del suo sistema. E soprattutto niente complicazioni inutili. La coach canadese ha spiegato di preferire un hockey semplice, nel quale il corpo e il pattinaggio aiutino la tecnica. Un’identità che, almeno nelle intenzioni, potrebbe portare le Azzurre verso un gioco molto dinamico e fisicamente intenso.
Il primo esame è già arrivato
L’avventura italiana di Colarossi è iniziata ufficialmente con il raduno di Egna di agosto. Il primo appuntamento internazionale è il torneo quadrangolare di Bardejov, in Slovacchia, in programma dal 20 al 22 agosto 2026. L’Italia affronterà nell’ordine Paesi Bassi, Slovacchia e Austria, tre partite in tre giorni che rappresenteranno il primo vero banco di prova del nuovo corso. Ma la stessa Colarossi ha già chiarito che non sarà il risultato a rappresentare la priorità assoluta delle prime partite. L’obiettivo sarà capire come la squadra arriverà al risultato, verificare i progressi e correggere gli errori partita dopo partita e, soprattutto, allenamento dopo allenamento.
Una nuova pagina per il Blue Team
La scelta di Stacey Colarossi rappresenta quindi qualcosa di più di un semplice cambio in panchina. L’Italia affida il proprio futuro a un’allenatrice con una lunga esperienza nello sviluppo delle giocatrici, con esperienze internazionali di alto livello e con una filosofia basata sulla crescita graduale del gruppo. E c’è anche quel piccolo, ma significativo, filo tricolore nella sua storia familiare. Lei arriva dal Canada. Ma suo padre arrivava dall’Italia. Ora sarà proprio lei a cercare di costruire il prossimo capitolo della storia dell’hockey femminile azzurro. Dopo una stagione che ha portato l’Italia per la prima volta ai quarti di finale olimpici, la sfida è trasformare quell’impresa da punto d’arrivo a punto di partenza. E Stacey Colarossi sembra avere già le idee molto chiare: un passo alla volta, costruire il futuro delle Azzurre.

